Viste le dimensioni della missione si rese necessario stabilire delle basi di collegamento tra il porto di sbarco (Chandernagore) e la meta finale (Lhasa)
CHANDERNAGORE (Bengala)
La prima stazione la porta della missione era Chandernagore nel delta del Gange. La città apparteneva ai francesi e aveva un porto utilizzato per i commerci delle prin cipali compagnie europee.
Qui i Cappuccini con il ricavato di un lascito testamentario di 500 messe da celebrare acquistarono un vecchio edificio che divenne una chiesa aperta al culto nel 1720.
Oggi la chiesa appartiene alle suore di San Giuseppe di Cluny. Il portale con un enorme chiavistello è ancora quello originale.

PATNA (Bihar)
La seconda base della missione era Patna sul fiume Gange dove operavano soprattutto mercanti olandesi che commerciavano in oppio, tessuti e tappeti.
Da Patna partivano le carovane per il Nepal e il Tibet, quindi l’apertura di una residenza era una necessità per i Missionari.
Dall’India al Nepal il viaggio era molto difficoltoso per le paludi del Terai da attraversare, per le bestie feroci e per i gabellieri che estorcevano denaro ai missionari ogni volta che entravano in qualche luogo abitato
– Curioso il racconto di Domenico da Fano, che con molto coraggio e spregiudicatezza compì il viaggio fino a Kathmandù travestito da shadu (asceta hindù), nudo con solo un panno ai fianchi e il corpo cosparso di cenere. Nessuno lo riconobbe come europeo e così evitò di pagare gabelle.
VALLE DI KATHMANDU (Nepal)
La terza base della missione era nella Valle di Kathmandù dove in pochi kilometri si trovavano tre piccoli regni spesso in lite tra loro: Kathmandù, Patan e Bhatgaon.

In ciascuno dei tre regni i missionari tenevano aperta, anche se saltuariamente e con le difficoltà contingenti, una residenza perché avevano ricevuto in dono la casa e garantita la libertà di culto e di proselitismo.
Il Nepal era la porta naturale per lo scambio di mercanzia e comunicazioni da Sud verso il Tibet.
Ma per arrivare sull’altipiano tibetano era necessario attraversare la grande catena himalayana. La strada si snodava attraverso piste, gole e sentieri non sempre transitabili a dorso di mulo o meglio di yak.
Le cronache dei frati sono vivaci e precise … l’emozione per l’attraversamento di un ponte sospeso: Il ponte era composto di due grosse catene a’ lati. Ciascuna delle catene tutta di ferro constava di 156 anelli … io nel passar su questo, vedendolo moversi a foggia di culla de’ bambini, mi colmai di tanto terrore, che mi parea esser fuori di me stesso. Pure grazie a Dio tutti un dopo l’altro salvi ci trovammo all’altra sponda, ma sì pallidi che sembravamo tanti morti usciti da’ sepolcri

LHASA (Tibet)
Dopo 50 giorni si arrivava a Lhasa che era allora una ricca città commerciale, crocevia con l’India, la Cina e la Siberia. Vi risiedevano mercanti che provenivano da tuta l’Asia.
Fra Orazio da Pennabilli giunse a Lhasa nel 1716 trovandosi nel bel mezzo di grandi rivolgimenti politici e al primo tentativo cinese di incorporare il Tibet
